Stefano Fenoaltea

Textile production in Italy, 1861-1913

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Articoli precedenti sono stati dedicati alle industrie della seta, della lana e del cotone; in questa sede si presentano le stime relative ai manufatti di altre fibre, e la serie per l'intero settore tessile. La produzione di manufatti di juta si stima facilmente dai soli dati sul commercio estero, in quanto la fibra non era prodotta in Italia. La produzione di seta artificiale è a sua volta ben documentata dalle fonti sulla fibra naturale, e con l'ausilio dei dati sul commercio si stima senza difficoltà la produzione dei tessuti corrispondenti. Sono più problematiche le stime riferite al lino e alla canapa: la produzione nazionale di fibra è infatti documentata solo per pochi benchmarks, e va inoltre esclusa la parte assorbita dall'autoconsumo. Per il lino, bene di importazione, la produzione di fibra viene ricostruita interpolando i pochi dati attendibili, tenendo conto delle indicazioni degli esperti dell'epoca; con i dati del commercio si ottengono poi le stime delle quantità complessive passate alle successive lavorazioni. Per la canapa, ampiamente esportata come fibra grezza e lavorata, si impone come per la seta una stima a ritroso. Mancando in questo caso dati che permettano la ricostruzione della produzione di beni finali, si stima direttamente il consumo di questi in base ad un indice plausibile del consumo complessivo di canapa e succedanei, dai quali si detrae poi il consumo delle altre fibre; si nota in merito che nel corso degli anni Novanta l'aumento del prezzo relativo della canapa sembra averla trasformata da un bene usato prevalentemente per l'abbigliamento (e come tale succedaneo del lino e del cotone) in un bene usato quasi esclusivamente dall'industria (e succedaneo dunque della sola juta). L'autoconsumo di lino e canapa è stimato dapprima per i primi anni Ottanta, sulla base della distribuzione per provincia della produzione di fibra da un lato e della popolazione rurale dall'altra, e poi estrapolato in base da un lato alla produzione di lino, e dall'altro al consumo non industriale di canapa. Le stime del valore aggiunto a prezzi costanti indicano dal 1861 al 1913 una crescita relativamente lenta per l'intero settore, ma con notevoli differenze fra le sue componenti. Crescono infatti lentamente le industrie della seta e della lana; cresce rapidamente l'industria del cotone (e nascono le industrie della juta e della seta artificiale); la lavorazione industriale delle tradizionali fibre vegetali invece si dimezza. Tali diversità non sorprendono, in quanto i diversi prodotti di un unico settore industriale sono spesso sostituti, con costi e prezzi relativi che variano con il progresso tecnico; non si giustifica, piuttosto, la fiducia con la quale si usa attribuire a interi settori l'andamento della sola parte documentata.

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